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venerdì 18 maggio 2018

L'ESCURSIONE AL RIFUGIO CONTRIN

LA VOLTA DELLA MIGLIORE CHEESECAKE DEL TRENTINO (ANCORA ME LA SOGNO)

Non può sempre succedere qualcosa; questo è un dato di fatto. La maggior parte delle giornate sono monotonamente comuni e senza particolari aneddoti e a volte capita anche alle escursioni. Ed è quello che è successo durante l’escursione al Rifugio Contrin in Val di Fassa: non è successo niente di speciale. Per cui per questo articolo potevo scegliere di introdurre in modo machiavellico e un po’ traballante aneddoti buffi che non c’entravano niente (tipo la volta che non sono scesa al capolinea e ho scoperto con mio profondo terrore dove vanno a morire in solitudine i binari della metro) o potevo essere modica. E siccome, per motivi oscuri ed arcani, non ho trovato un buon modo di parlare della metropolitana romana in un pezzo che racconta le Dolomiti e il trekking in Trentino ho scelto, in completa libertà, di essere modica. Vediamo se ci riesco.

Vista del Sassolungo dal Rifugio Baita Locia Contrin

Da Alba al Rifugio Baita Locia Contrin


Per iniziare questo trekking in Val di Fassa bisogna, prima di tutto, essere in Val di Fassa, appunto; ad Alba di Canazei (1517m) per la precisione. Alba, come forse il nome completo ha già fatto intuire, è una frazione di Canazei, la prima venendo da Campitello dove noi alloggiavamo quell’estate per via della migliore pasticceria dell’universo. Se non vi ricordate più di cosa parlo vuol dire che non avete prestato abbastanza attenzione quando vi ho raccontato dell’escursione sul Sassopiatto e della ferrata del Col Rodella. Andate a ripassare che purtroppo questo pezzo non è luogo per parlare di sacher, krapfen e foreste nere.

Come ci arrivammo noi ad Alba non lo ricordo. Sono abbastanza sicura di poter escludere il teletrasporto, non altrettanto sicura per l’esclusione della proiezione astrale. Prendiamo per buono, però, che ci siamo arrivati coscienza, corpo e tutto quanto (ché così è più facile) e proseguiamo da qua.

Poco sotto i cavi della funivia Ciampac, che potrebbe portarvi in tanti bei posti ma non al Rifugio Contrin – perciò per il momento non prendetela, si dipana una strada nel bosco accessibile anche alle macchine. Non importa cosa penserete di lei guardandola da lontano: sappiate che già dopo i primi due passi la odierete e sognerete di farvi caricare in autostop dal primo che passa neanche foste Kerouc. Questa malefica stradina, infatti, si sviluppa in una continua serpentina tanto pendente che in alcuni tornanti sono state costruite delle specie di griglie per migliorare la presa degli pneumatici delle povere macchine che passano di lì.
Dopo circa mezzora, che comunque sembra una vita per colpa della fatica per affrontare questa salita del sentiero 602, si raggiunge il primo rifugio: il Rifugio Baita Locia Contrin (1736m), dove la Malefica si è immediatamente apparecchiata con il tablet che all’epoca usava come cellulare e ha dato vita ad un’intensa call sui massimi sistemi delle ricerche psicologiche, o delle tesi di laurea, o di quella particolare tesi, che poi era anche una ricerca, o di qualsiasi altra questione teologico-politico-morale che vi venga in mente. Insomma non stavo ascoltando quel che diceva. Però gesticolava in modo piuttosto convincente mentre noi bevevamo succhi e perdevamo tempo (io in particolar modo saltellavo a destra e manca a disturbare gli altri per fare video). Tirate le vostre somme su questi piccoli contrasti…

Per inciso, gira voce che ci sarebbe, in casi specifici e a pagamento, la navetta che porta al Rifigio Baita Locia Contrin. Una bella opportunità (che io ovviamente non ho sfruttato) se non volete arrivare alla baita con la lingua penzoloni.

Sentiero 602 in quota nella Valle del Contrin

Dal Rifugio Baita Locia Contrin al Rifugio Contrin


Una volta che la Malefica ha finito di salvare il mondo ci siamo riavviati per raggiungere la nostra reale meta: il Rifugio Contrin. E, per quanto il tratto da fare sia ancora piuttosto lungo, per lo meno si può trionfare del fatto che sia per lo più un sentiero pianeggiate lungo il fiume. Insomma è una passeggiata che piace a tutti e soprattutto tranquilla. Passa tra i pascoli e non è raro vederci cavalli o mucche. Noi li abbiamo incontrati entrambi, ma i cavalli erano piuttosto stanchi e fissavano il muro. Sembra stessero dormendo… Shhhh! Buonanotte.

Dopo un piccolo ponticello si raggiunge alla fine la Baita Cianci (1828m), seconda del nostro trittico di rifugi con la C. Ed è sui prati a fianco della baita che abbiamo mangiato il nostro pranzo al sacco prima di ripartire. Un pranzo incoronato da meravigliose vette: il Collac sulla destra, il torrione della Cima di Ombretta ad est, il Vernel e la Marmolada senza il suo ghiacciaio a sinistra.

Dopo la Baita Cianci si ricomincia la vera salita per arrivare, dopo aver attraversato il fiume, al Rifugio Contrin (2016m) dove abbiamo mangiato un’ottima cheesecake, o così giurava l’appunto che avevo preso, dato che, nonostante quello che dice il sottotitolo, l’ho dimenticata. Me ne vergogno, ma è anche vero che ho scritto metà di questo pezzo in dormiveglia (davvero!) quindi scegliete, non potete avere tutte le mie capacità intellettive: o la memoria, a breve o a lungo termine che sia, o la scrittura mentre dormo di testi di opinabile senso… Non pensate anche voi che madre natura mi abbia giocato un tiro basso?

Comunque, parlando d’altro, intorno al rifugio ci sono una chiesetta e qualche monumento che è carino vedere e, se ci si spinge un po’ più in là, c’è la Malga Contrin dove parrebbe ci siano tanti formaggi. Noi non ci siamo andati però perché… beh, perché bleah i formaggi!

Il Rifugio Contrin con all'orizzonte la Marmolada

Il ritorno dal Rifugio Contrin ad Alba


Il ritorno è per la stessa strada dell’andata e non è successo un granché neanche tornando indietro. A parte che è stata una faticaccia, perché la discesa è cattiva almeno quanto la salita, e che a questo punto si è rivelata tutta la mia natura dinoccolata che manco Celentano.

Quindi niente, tutto qui il Contrin. L’avevo detto: sono stata moderata nel raccontare questa bell’escursione in Val di Fassa tra boschi di larici e pascoli. Ma se avete la pazienza di affrontare le salite e le discese ve la consiglio veramente! 

Cime rocciose viste dalla Valle del Contrin

Scheda dell’escursione:


Partenza: Alba di Canazei (a piedi)
Arrivo: Alba di Canazei (a piedi)
Difficoltà: E
Durata: 3 ore circa
Dislivello: 508m
Sentieri: 602
Rifugi: Rifugio Baita Locia Contrin, Rifugio Baita Cianci, Rifugio Contrin

Tutte le foto sono del Signor Coso e del Dottor Uka (e grazie mille al Signor Coso per averle scelte!)

venerdì 1 dicembre 2017

LA MARMOLADA, LA REGINA DELLE DOLOMITI

LA VOLTA CHE CI PARTO DA CASA PER IL GHIACCIAIO E POI… “MA CHE SI È SCIOLTO?”

Oggi mi sento molto Gerry Scotti quindi facciamo un quiz. Qual è il ghiacciaio più esteso delle Dolomiti? Vi concedo l’aiuto da casa… avete trovato la risposta? Sì, bravi! La Marmolada! E ora la prossima domanda: qual è il ghiacciaio che quando ci sono andata era così sciupato che alla nonna sarebbe venuto un coccolone a vederlo? Bravi! Di nuovo la Marmolada! Perché se ci parto dal centro Italia per vederlo vuoi che lui non si sciolga un po’?


Vista della Marmolada tra le nuvole dal Lago Fedaia

La partenza da Campitello


Premessa necessaria: io non faccio escursionismo invernale. Il che significa che sulla Marmolada ci sono andata d’estate (e questo potrebbe spiegare perché il ghiacciaio si era sciolto) ma significa soprattutto che io non so procedere sui ghiacciai. Quindi secondo voi questo è un articolo che vi parla della ferrata sulla Marmolada o di un’escursione sul ghiacciaio? No! Certo che no. E non perché sono pigra, ma perché volevo evitare di finire zampe all’aria, più del solito per lo meno.

Ora quell’estate io non vedevo l’ora di vedere questa famosa Marmolada, di cui avevo sentito parlare per la prima volta una decina di giorni prima a dire il vero, ma sono una persona capace di fissarsi con le cose in poco tempo. Comunque, tornando a quella mattina, ero euforica al punto che non mi è pesato neppure troppo svegliarmi presto e aspettare nel fresco della mattina alpina l’autobus che da Campitello ci avrebbe portato al Passo Fedaia. E non ho neanche sofferto il mal di auto – il che è incredibile se si pensa a che tornanti ci sono sulle Dolomiti – ma questo penso sia stato più che altro un colpo di fortuna. Ogni tanto capita anche a me.

Arrivati al Passo Fedaia ci si è parata di fronte una di quelle dighe che di per sé non hanno alcun fascino se non fosse che il lago che creano è veramente stupendo. Ecco il Lago Fedaia (2050mt) è esattamente questo: uno specchio di acqua limpida meraviglioso in cui si riflettono le sagome aguzze dei monti intorno. Per cui attraversare la diga ha richiesto molto più tempo del previsto: ci fermavamo ogni due passi per fare tremila foto. È d’altra parte, però, che si può finalmente cominciare a salire verso la Marmolada.


Il Lago Fedaia in un giorno sereno con i monti che vi si riflettono

La salita alla Marmolada


Per salire sulla Marmolada evitando sentieri si può prendere la gabbiovia. Salire su una gabbietta due posti con il cancelletto che ti arriva alla vita però non è da tutti. Specie perché il viaggio è piuttosto lungo e oscillante. Così da sei che eravamo ci siamo subito ritrovati in quattro: Wiiiiiwoman e Dottor Uka hanno preferito circumnavigare il Lago Fedaia per tutti i suoi 2 chilometri. Sapete com’è: soffrono di vertigini…

La gabbiovia arriva al Rifugio Pian di Fiacconi (2626mt) che abbiamo totalmente ignorato. Ci siamo subito avviati lungo la scalinata di rocce che in neanche mezzora porta al secondo rifugio: il Rifugio Ghiacciaio Marmolada (2700 mt). Da qui comincia il ghiacciaio vero e proprio. Se avete fortuna si estende in ogni dove. Quell’estate, invece, aveva deciso di sciogliersi un po’ quindi non è che facesse proprio tutto questo effetto. Cioè, non fraintendetemi: restava comunque un signor ghiacciaio, o almeno suppongo (non è che io ne abbia visti molti di ghiacciai in vita mia). Però è stata una mezza delusione, ecco!

In realtà non abbiamo fatto molto lassù. Abbiamo passeggiato un po’ sulla neve e un po’ sul ghiaccio, ma per lo più abbiamo camminato sulle rocce. Il problema è che sono un po’ paranoica e non volevo imbattermi in crepacci… non che io ne abbia mai visto uno o che avessi prove che ce ne fossero sulla Marmolada, ma diciamo che non volevo neanche scoprirlo. Insomma non è il mio sogno nel cassetto fare la rabdomante di crepacci.

Quindi abbiamo evitato anche di andare nel punto panoramico raggiungibile dalla cresta a sinistra del rifugio: troppa neve per i nostri gusti. E ovviamente niente Punta Penia: ve lo avevo detto che qui non c’era nessuna storia di escursioni o di vette. Ce ne siamo stati essenzialmente lì a goderci il panorama e a immaginare come dovesse essere la vista della Marmolada quando c’era ancora la città di ghiaccio, ossia quel reticolo di cunicoli che poveri soldati dovettero scavare nel ghiaccio, lassù, durante la Prima Guerra Mondiale. Poveracci! Non li invidio.




Il ghiacciaio e il laghetto glaciale della Marmolada visti dal Rifugio Ghiacciaio Marmolada

Il ritorno a Canazei


Ritornare indietro dalla Marmolada, senza escursioni o ferrate, significa riprendere la gabbiovia. Consiglio a tutti quelli che si troveranno lassù: tenente a mente che non siete nel nulla cosmico. Insomma se avete necessità, per così dire, di emettere un po’ d’aria ricordatevi che vi si sente. Ve lo posso dire con certezza perché un signore che saliva mentre noi scendevamo ha voluto fare la prova. Te lo dico adesso anonimo, sconosciuto signore: ti abbiamo sentito, eccome se ti abbiamo sentito!

Allontanarsi dalla neve e dal ghiaccio della Regina delle Dolomiti fa uno strano effetto perché, quando si incontra con lo sguardo il blu del lago, è un po’ come tornare alla vita. E ancora non ho capito perché tutte le leggende intorno alla Marmolada parlano di fieno visto che lassù non se ne vede. Insomma ce ne è una su una vecchietta che mentre raccoglieva il fieno a inizio agosto è stata sorpresa dal cattivo tempo e adesso starebbe ancora lassù tra le nevi perenni, e un’altra sugli abitanti di Sottoguda che a forza di raccogliere fieno hanno fatto diventare la Marmolada un cumulo di ghiaccio e rocce. Non ho ben capito il perché di tutte queste storie, ma suppongo che la morale sia che se devi andare su un ghiacciaio non è una buona idea mettersi a raccogliere il fieno. Proprio una di quelle lezioni che ti servono nella vita di tutti i giorni!

Ah! Un consiglio spassionato: se tornate indietro con l’autobus come noi scendete a Canazei. C’è un chioschetto che fa wurstel deliziosi.



La gabbiovia per salire alla Marmolada

Scheda dell'escursione


PartenzaCampitello (in autobus)
ArrivoCampitello (in autobus)
Impianto di salita: Gabbiovia
Rifugi: Rifugio Pian di Fiacconi, Rifugio Ghiacciaio Marmolada


Le fotografie sono tutte del Signor Coso