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venerdì 8 giugno 2018

IL GIRO DEL LAGO PIAN PALÙ

LA VOLTA CHE IL SIGNOR COSO È STATO ASSALITO DA UN PESCE (MA È SOPRAVVISSUTO) 

Se un giorno vi trovate nella Val di Pejo, o anche nell’attigua Val di Sole, e avete voglia di un’escursione paesaggisticamente suggestiva ma non troppo faticosa questo articolo vi verrà in soccorso. Diciamo che questo è il McGyver dei pezzi che raccontano escursioni alla portata di tutti. Solo che non ha effetti speciali, né forcine esplosive, né soluzioni da escape room, né idee alla art attack per evitare la fine del mondo. Insomma è McGyver se McGyver fosse un tipo normale. Comunque parla di un bel trekking: il giro del Lago Pian Palù

Vista del Lago Pian Palù tra gli abeti cresciuti sulla riva

La partenza da Pejo Fonti


Quest’escursione comincia male, però poi migliora: ve lo giuro! Da Pejo Fonti bisogna avviarsi a piedi lungo la strada asfaltata fino ad arrivare al Rifugio Fontanino (1675 m). A essere onesti ci potreste arrivare anche in macchina e parcheggiare da qualche parte lì, ma non vi aspettate la spianata infinita e il nastro rosso e le cerimonie ad attendervi. Insomma è grasso che cola se trovate un buchetto dove nascondere la vostra Smart (se siete arrivati sulle Alpi con una Smart stima per voi, soprattutto per le valigie: ma dove le avete messe? Poi me lo spiegate).

Forse vi ricorderete del Rifugio Fontanino dall’escursione per il Sentiero dei Tedeschi, che poi è stata anche la prima volta in cui ho visto il Lago Pian Palù, ma nel caso ve lo siate dimenticato vi ripeto qui l’importante alert: non bevete l’acqua della fonte del Fontanino!

Sulla riva del fiume opposta al rifugio si salgono le ripide scalette di legno e terriccio, pienamente pedonali, che costituiscono l’unico tratto del sentiero 199 che si percorre in questo giro. Arrivati al lago ci si riposa un attimo (quella salita è veramente assassina) e quindi si attraversa la gigantesca diga che intorno agli anni Cinquanta ha determinato la nascita di questo lago artificiale. 

Vista dalla diga del Lago Pian Palù incorniciato dai monti

Il giro del Lago Pian Palù


Il giro comincia sulla strada militare, anche detto sentiero 124. Alias, potreste anche decidere di ignorare le scalette di prima e raggiungere la diga prendendo questo sentiero direttamente dal Rifugio Fontanino, ma a quel punto dove sarebbe il divertimento? Niente lingua di fuori appena partiti? Non si fa così ragazzi!

La strada militare porta fino alla Malga Giumella (1950m) dove un salvifico fontanile è sempre disponibile a offrire acque fresche ai grulli che vanno in giro con le borracce vuote (ma quello è successo solo quando siamo stati sul Sentiero dei Tedeschi, quindi almeno per questa volta siamo stati un po’ meno fagiani).

Se dividessimo il giro del lago in quarti bisognerebbe ammettere che questo primo quarto, che si dipana dalla Malga Giumella, è forse il peggiore: in salita, lontano dalla riva del lago, in mezzo al bosco. Ma già dal secondo quarto l’atmosfera cambia: la strada diventa discesa e si avvicina sempre più alla riva.

A metà giro, più o meno, bisogna attraversare un fiumiciattolo che si allontana dal lago. Quello che vi posso assicurare è che il guado è piuttosto facile e alla portata di tutti; come sia concretamente, ossia grazie a cosa si passi dall’altra parte, però, non ve lo posso assicurare. Dentro la mia testa si sovrappongono due ricordi entrambi terribilmente realistici: una diga di legno solida ma provvisoria che sembra fatta dai castori e un largo e basso ponte di legno fatto evidentemente dall’uomo. Quale esiste e quale è una mia invenzione? Siccome il Signor Coso giura che in questa escursione abbiamo incontrato anche mamme con i passeggini che non avevano difficoltà a fare il giro (di cui però non ho memoria: forse se l’è sognate lui), sono incline a pensare che esista realmente un ponte vero e proprio. Diciamo che è probabile esista al 70%, l’altro 30% sono i castori.

Superato il ponte-castoro si raggiunge la Malga Palù (1830m) riconoscibile da una casupola e da uno steccato. In questa zona del giro l’acqua del lago è poco profonda e dalla riva si possono vedere le rocce infrangere i flutti quieti appena smossi dal vento o venire sommerse, rifratte e deformate da poche dita d’acqua dolce. Da qui lo spettacolo del Lago Pian Palù è totalmente diverso da quello che si ammira dalla diga dove la profondità è grande e l’acqua scura.

Poco lontano dalla Malga Palù, lungo il sentiero, non è difficile incontrare d’estate al libero pascolo mucche a pelo lungo con importanti corna. Mi è stato confermato in questi giorni che le mucche sono animali completamente innocui e docili e che hanno una lingua ruvida (che c’entra la lingua con il discorso che sto facendo? Niente, ma sapevo questa cosa e ve l’ho detta), ma io sono in aperta ostilità con loro: sono sicura che le mucche siano persone orribili, altro che i cavalli, quindi anche in questo caso gli sono stata alla larga.
Poco dopo essere sfuggiti alla malignità delle mucche il Signor Coso e io abbiamo raggiunto l’unico tratto del lungolago dove c’è una specie di spiaggetta di piccoli sassi facilmente riconoscibile perché di fronte a una vicina isoletta. Qui – sulla spiaggia, non sull’isola – ci siamo buttati a riposare e a bagnare i piedi. C’era anche qualcuno che si faceva una nuotata nel lago, ma non vi consiglio di imitarlo: non si deve mai nuotare nei laghi artificiali, sono pericolosi!
Noi ci siamo limitati a sguazzarci dentro con l’acqua alle caviglie e nonostante questo un pesce è riuscito a dare l’assalto al Signor Coso che, dopo essersi preso un mezzo infarto, è riuscito coraggiosamente (e forse anche un po’ miracolosamente) a sopravvivere. Dite che la sto facendo troppo esagerata? Beh, forse non sapete che il Signor Coso è allergico al pesce. Ma sembra evidente che l’allergia non interviene quando è il pesce a mangiare il Signor Coso e non viceversa. E d’altro canto il pesce ha desistito quasi subito dal suo piano di sbranarsi la caviglia del Signor Coso. Magari il pesce è allergico al Signor Coso… 

Scorcio del Lago Pian Palù in un giorno assolato

Il ritorno a Pejo Fonti


Per fuggire da questo meraviglioso scorcio di natura del Parco Nazionale dello Stelvio, dove a quanto pare non è insolito d’autunno sentire il bramito del cervo in amore (sono l’unica che a questo punto si è immaginata Cocciante che bramisce?) abbiamo raggiunto nuovamente la diga e l’abbiamo attraversata ancora una volta. Ebbene sì: siamo tornati dal sentiero 124, la strada militare.

Raggiunto il Rifugio Fontanino ci siamo immersi nel bosco dall’altra parte del fiume e abbiamo preso il sentiero 110 che qualche giorno prima ci aveva fatto perdere portandoci a Pejo Fonti con un paio di ore di ritardo sul groppone. Questa volta, però, muniti dell’esperienza precedente, siamo riusciti a individuare il cartello che indica la via per Pejo Fonti e svoltato a sinistra abbiamo attraversato il fiume e ci siamo ricongiunti dopo un po’ alla strada asfaltata dell’andata. A questo punto la strada era tutta dritta fino alla pizzeria dove ci siamo insediati. Dove credevate che andassimo sennò? E dopo, se lo volete sapere, siamo andati anche alle terme! O almeno credo… penso… suppongo… non ne sono tanto sicura: non è che me lo ricordi veramente… 

Scorcio dei monti intorno al Lago Pian Palù con un'isolotto in primo piano

Scheda dell’escursione:


Partenza: Pejo Fonti (a piedi)
Arrivo: Pejo Fonti (a piedi)
Difficoltà: E
Durata: 3 ore circa
Dislivello: 430m
Sentieri: 124, 119, 110
Rifugi: Rifugio Fontanino

Le foto sono mie e del Signor Coso

venerdì 2 marzo 2018

IL GIRO DEL LAGO COVEL

LA VOLTA CHE… “WOW QUANTI PASSEGGINI! MA DAVVERO?”

Là fuori ci sono genitori, zii, nonni, babysitter con tanti piccoli “pampini” urlanti che mentre puliscono i nasini sognano la montagna, le escursioni e la natura. Ecco, l’articolo di oggi è dedicato a loro. Perché chi lo ha detto che la montagna è solo salite tipo il Sassongher? Ci sono anche escursioni più facili come il giro del Lago Covel in Val di Sole.

Il Lago Covel circondato dai monti nel Parco Nazionale dello Stelvio in una giornata assolata d'estate

L’inizio del giro del Lago Covel da Pejo Fonti


Lo ammetto: il giro del Lago Covel non era programmato, ma il giorno prima avevamo fatto il giro dei laghi del Cevedale per cui io ero completamente a corto di energia e siccome il giorno dopo era previsto il Vioz, pensammo bene che un’escursione tranquilla potesse fare al caso nostro. Anche perché dovevamo testare i bastoncini da nordic walking che il meraviglioso proprietario dell’albergo ci aveva gentilmente prestato per la salita al Vioz (sì, lo stesso meraviglioso proprietario il cui consiglio mi ha ridotto a uno straccio straccino straccetto sul Vioz. Ah! I complessi contrasti della montagna!).

Quindi partendo neanche troppo presto dal nostro albergo a Cogolo raggiungemmo in autobus la funivia di Pejo Fonti che in pochi minuti ci portò al rifugio Scoiattolo (2000m) da cui inizia questa escursione alla portata veramente di tutti e che si snoda nello spettacolare paesaggio del Parco nazionale dello Stelvio.


Il panorama del bosco di larici e delle montagne sullo sfondo del Parco Nazionale dello Stelvio sulla sentiero n. 127 per il Lago Covel

Il giro del Lago Covel


La prima cosa da fare scesi dalla funivia è ignorare il canto delle sirene di Pejo 3000, che porterebbe al Vioz, e quello della funivia di Doss de Cembri che, oltre a portare anche lei al Vioz, permettere di attaccare il meraviglioso Sentiero dei tedeschi. Lo so che è tosta, ragazzi, ma su! Se ce l’ha fatta Ulisse ce la possiamo fare anche noi!

Si aggira quindi la stazione a monte della funivia e si prende il sentiero n. 127 ben segnalato da un cartello. Si inizia così la discesa passando per un po’ sotto i cavi della funivia Pejo 3000 e immergendosi per circa un’oretta nel bosco di larici che, senza troppi imprevisti, porta alla meta. Si incrocia anche il Rio di Vioz, un bel fiumiciattolo su cui si è costretti a passare su ponticelli più o meno improvvisati fatti di assi di legno. Ammetto che quel tratto di strada ha soddisfatto particolarmente la me bambina, la cui età si aggira intorno ai 5 anni (ma ogni anno si riduce un po’) e che per poco non mi ha fatto fare un tuffo nel fiume per saltellare sulle rocce a fianco al ponticello. Quindi se avete bambini con voi posso assicurarvi per esperienza personale che gli piacerà il Rio di Vioz.

Da lì in poco tempo si raggiunge il Lago Covel (1839m). La sua vista è molto carina anche se l’estate in cui ci siamo andati noi era un po’ emaciato per il troppo caldo. Prima la Mamolada e poi il Lago Covel… niente! Si vede che è il mio destino trovare ghiacciai e laghi sciupati.

Interessante nozione di biologia: nel Lago Covel sembra esserci una florida colonia di Sanguinerola. Chi sa cos’è la sanguinerola? Dal nome io avrei scommesso una sanguisuga o qualcosa di comunque terribilmente vampirico. Invece è un raro esemplare di ciprinide di alta montagna. Tutto chiaro ora eh! No?! Nessun pescatore tra di voi? A quanto dice il signor Google la ciprinide è un pesce. Ci dobbiamo fidare perché io sono una vera ignorante in fatto di pesci, o animali in generale. Comunque se volete la potete vedere qui (ma ignorate il fotomontaggio del muso di un maiale sul corpo di pesce, quello è falso).

A pochi passi dal lago, a sinistra, si raggiunge la Cascata Cadini e proprio qui cade l’asino. Sapete qual è il problema di un giro facile come questo? Che ci va praticamente chiunque, anche chi non sa neanche come è fatta una montagna. Quindi arrivati alla cascata più che riuscire a vedere le belle acque del Rio di Vioz che precipitano per qualche metro il Signor Coso e io abbiamo visto teste, tante teste, troppe teste. C’era una flotta di gente! Un sacco di genitori, tantissimi bambini, pure qualche cane e un paio di passeggini. Davvero! Si erano portati i passeggini in un’escursione. E in effetti per come è fatto il tratto di sentiero che va dal lago Covel alla Cascata Cadini e oltre il passeggino ci può pure stare.

Quindi sì, lo avevo detto: il giro del Lago Covel è perfetto per tutti quelli che sono incastrati con “pampini” urlanti e che vogliono fare trekking in Val di Pejo. Ma da mostro orrendo che non ha bambini e che ama le escursioni (soprattutto le escursioni silenziose e tranquille) mi permetto qualche consiglio a tutti i genitori/zii/nonni/quel che vuoi là fuori. Portare i vostri bimbi in facili escursioni è un’idea meravigliosa ma:

  1. Per favore insegnategli a essere educati perché sul sentiero non ci sono solo loro 
  2. Abbiate la compiacenza di dare modo a tutti di fare foto ricordo e non passate davanti agli obiettivi degli altri (davvero! Non ho mai visto così tanta gente non avere cura delle altre persone presenti nella stessa zona) 
  3. Tenete a bada i vostri cani, sempre perché sul sentiero non ci siete solo voi (e di solito un sentiero non è un’autostrada in fatto di larghezza) 
Dopo aver goduto, per quanto possibile, della bella vista della cascata si continua l’escursione passando sul bel ponte di legno e seguendo il sentiero che passa accanto ai campi coltivati. Qui praticamente abbiamo assistito a un tacito scontro non totalmente consapevole tra turisti e contadini. I vari turisti passando con cagnolini, bambini, passeggini ecc... non facevano troppo caso a dove mettevano i piedi e piuttosto spesso facevano per sbaglio cadere sassi e pietre nei campi. I contadini che stavano lavorando in quel momento, dal canto loro, li rilanciavano sul sentiero in modo più che consapevole, sempre attenti a non colpire nessuno ma sicuramente (a giudicare dalle loro facce) sognando di poter fare tiro a piattello.

Comunque in breve tempo ci si allontana dai campi e si torna sulla strada asfaltata quindi siamo tutti riusciti a limitare, per quanto possibile, il fastidio dato agli agricoltori.


Il Rio di Vioz nel Parco Nazionale dello Stelvio, sulla strada per il Lago Covel, visto subito dopo il ponticello di legno che lo sormonta

Il ritorno a Pejo Fonti passando per Pejo Paese


Sulla strada asfaltata il nostro cammino si è fortunatamente separato da quello di tutta quella gente stile gita scolastica. Mentre loro avevano una colonna di macchine che li avrebbe riportati a Pejo Fonti il Signor Coso e io abbiamo continuato a piedi verso Pejo Paese imboccando un sentierino che in breve si distacca dalla strada asfaltata e che, passando sotto i piloni della funivia, prosegue in falsopiano in un prato.

Dopo circa un’altra mezzoretta di cammino abbiamo così raggiunto il dosso di San Rocco (1584m) dove sorgono la Chiesa di San Rocco e il cimitero militare. La chiesa è stata edificata per la prima volta nel 1400, ma solo durante la prima guerra mondiale ha ricevuto delle mura esterne volte anche a delimitare il nuovo, all’epoca, cimitero dove riposavano caduti di diverse nazionalità: austriaci, russi, prigionieri polacchi e anche qualche italiano. Di loro, ormai, non rimane nessuno laggiù perché nel 1921 le salme furono spostate nell’Ossario di Rovereto. Negli ultimi anni, però, sono stati portati nel cimitero militare alcuni soldati di quell’epoca, non identificati, trovati congelati in alta montagna.

Dopo aver visto chiesa e cimitero il Signor Coso e io ci siamo guardati in faccia, abbiamo guardato l’orologio e, siccome era ora di pranzo, abbiamo sentenziato che era tempo di tornare a Pejo Fonti per mangiare. Purtroppo l’autobus non sarebbe passato prima di un’ora quindi eravamo costretti a tornare giù a piedi. Non ci sembrava però una gran tragedia se non fosse che, dopo un po’ che camminavamo sulla carreggiata asfaltata, ci è sorto il dubbio di aver sbagliato strada: non stavamo scendendo abbastanza. Abbiamo quindi capito che, invece di andare diretti a Pejo Fonti, stavamo sulla strada che ci avrebbe portato in località Fontanino, qualche chilometro fuori strada.

Avevamo troppa fame ed eravamo troppo stanchi per andare fino in fondo su quella strada, d’altro canto tornare indietro fino al bivio con la strada giusta era ormai impensabile. E lì è arrivato il colpo di genio! Siamo escursionisti no?! Camminare nei prati, in pendenza, senza un vero sentiero tracciato davanti ai piedi è quel che facciamo per divertirci. E quindi niente, come si dice dalle mie parti, abbiamo tagliato per fratte, alias abbiamo cominciato a scendere per un prato che ci avrebbe ricongiunto alla strada giusta. Unica piccola pecca? Una certa pendenza e il rischio di finire dentro casa di qualcuno, quasi è successo. Quasi, per fortuna siamo riusciti ad evitarlo.

Quindi è finita così la nostra facile e tranquilla escursione del giro del Lago Covel: perdendoci alle porte di un paese, per strade asfaltate. Perché quando ci siamo di mezzo noi non può mai andare tutto liscio; altrimenti dove sarebbe il divertimento.


Le tombe ben curate dei soldati non identificati della Prima Guerra Mondiale nel cimitero militare della Chiesa di San Rocco a Pejo Paese

Scheda dell’escursione:


Partenza: Pejo Fonti (funivia)
Arrivo: Pejo Fonti (a piedi)
Difficoltà: E
Dislivello: 416m
Durata: 3 ore circa
Sentieri: 127
Rifugi: Rifugio Scoiattolo


Tutte le fotografie sono mie e del Signor Coso

venerdì 8 dicembre 2017

IL GIRO DEI LAGHI DEL CEVEDALE

LA VOLTA CHE HO DATO UNA TESTATA AL FINESTRINO (MA PER LO MENO NON SIAMO CADUTI DISOTTO)

A sei anni sognavo spessissimo di precipitare mentre guidavo la macchina. Che bimba precoce! Comunque era il mio incubo ricorrente. Quindi capite perché non gradisco molto le escursioni facili, ma che minacciano di farti fare un volo con l’automobile già solo per raggiungerle? Tipo, per dirne una, il Giro dei laghi del Cevedale. Oh, sarà una cosa mia – eh! – non dico di no, ma preferisco le strade larghe. Tanto così per dire.

Riflesso del Cevedale innevato nelle acque limpide del Lago Nero

L’avvicinamento a Malga Mare


Per raggiungere il Giro dei Laghi, nel bel mezzo del Parco Nazionale dello Stelvio, bisogna fare circa una mezzora di viaggio in macchina da Cogolo in direzione Malga Mare. Se il viaggio non fosse da fare su una stradina a doppio senso di circolazione abbastanza larga da far passare giusto un risciò monoposto andrebbe anche bene, ma visto che il risciò si è fatto la fiancata sulla parete rocciosa per evitare il precipizio dall’altro lato non è che fossi proprio esaltata all’idea di doverla fare con una macchina.

Tendenzialmente è chi sale che si trova dal lato della maggioranza dei tratti strapiombanti quindi è un primo impatto che mette a dura prova le coronarie. Considerando però la bella e vecchia regola delle strade di montagna secondo cui è solitamente chi scende che si ferma a lasciar passare, almeno in fase di salita ci si deve accostare il meno possibile.

A circa metà strada c’è il pedaggio. Una specie di dogana per poter accedere al parcheggio (che è decisamente più in alto). Il costo dovrebbe essere intorno ai 3 euro, se ricordo bene, ma se si è in possesso della Trentino Guest Card – Val di Sole Opportunity viene solo 1 euro (o almeno è stato così nell’estate 2017). Insomma un prezzo accettabile per evitare di doversi fare chilometri sotto il sole sulla strada asfaltata prima di poter attaccare il vero e proprio giro.

Il parcheggio è su uno sterrato appena raggiunta una centrale idroelettrica. E almeno lui è abbastanza ampio da assicurare al risciò di stiracchiarsi e di incontrarsi con una moltitudine di suo amici risciò. Sì, diciamo che il parcheggio è grande una moltitudine di risciò.


La valle del Giro dei laghi del Cevedale vista dal Rifugio Larcher

L’inizio del Giro dei laghi del Cevedale


Il giro vero e proprio si attacca dal parcheggio che è giusto a cinque minuti da Malga Mare (1072mt) prendendo la mulattiera a sinistra. Dal Ristorante Malga Mare, quindi, un sentiero porta fino a Pian Venezia con i suoi mille rivoli e fiumiciattoli. In effetti l’acqua non manca per tutta l’escursione. Ma lo avevate già intuito dal nome, vero?!

Dopo essersi discostati dal bosco si comincia a procedere su un costone con a destra una parete rocciosa e a sinistra lo sprofondare della valle. Nonostante sia un sentiero facile e sicuro meglio prestare attenzione a dove si mettono i piedi: un passo falso e si scivola giù.

La vera rogna di questo sentiero è che è lungo e ventoso e quando ci siamo andati noi era pure assolato. Insomma, come spesso capita in montagna, non è proprio una passeggiata leggera. Però se si tiene duro (e ogni tanto ci si bagna la testa per evitare colpi di insolazioni che facciano vedere risciò volanti) si riesce a raggiungere il Rifugio Larcher (2608mt).

Cosa ha di speciale il Rifugio Larcher? A parte il miglior succo di mirtillo che io abbia mai bevuto nonostante fosse un normalissimo succo che si può comprare in qualsiasi peggior bar di Caracas? Il fatto che è ai piedi del Cevedale. Quindi se per caso si ha voglia di avventurarsi su un ghiacciaio da qui è possibile: c’è un sentiero ben segnalato che porta dritti sul Cevedale. Ma secondo voi noi abbiamo pensato anche solo un momento di prendere quel sentiero? Certo che no!

Per continuare verso i laghi c’è un sentiero pietroso a destra, poco prima del rifugio. In sostanza è essenzialmente un tornante della strada percorsa lungo il costone. Sale per un po’ prima di cominciare a scendere verso il Lago Marmotta (2704mt). Un laghetto carino, ma che, vi assicuro, non regge il confronto con quelli che lo seguono.

Con un sentiero in quota, il sentiero 4, si passa accanto a ben tre altri laghi, costeggiando continuamente i vari impianti accessori alla diga che aiuta a produrre l’energia elettrica della zona. Il primo lago che si incontra, a cui si può scendere se proprio si vuole ma non è così necessario, è il Lago Lungo (2550mt). Il secondo è il preferito mio e del Signor Coso: il Lago Nero (2621mt). Perché sia così bello il Lago Nero è difficile dirlo. Non è molto grande, non è di un colore particolare e non è più limpido degli altri. Ha, però, delle belle rocce su cui fermarsi a mangiare metri sopra al lago, e nelle sue acque si riflettono tutti i monti intorno. Sono quasi sicura di averci visto persino il Vioz. Insomma, è suggestivo il signorino.

Abbandonato il Lago Nero si raggiunge la vera primadonna del giro: il Lago Careser (2603mt). Lui sì che ha un colore particolare: un azzurro intenso che forse nasce dal ghiacciaio da cui prende le acque o forse no. Sul Careser, però, domina una diga immensa che avrebbe fatto la felicità di mio padre a vederla dal vivo, ma non certo la mia. Sì perché mio padre è un estimatore di dighe, gallerie, gru e roba così; io invece sono una fan dei paesaggi naturali vergini.


Il Cevedale innevato visto dal Rifugio Larcher

Il ritorno dal Giro dei laghi del Cevedale


Per concludere il giro è necessario attraversare la diga. Poi si prende il sentiero 123 che in circa un’ora e mezza, in uno zig zag tra i boschi, riporta al parcheggio. Da qui noi siamo risaliti verso il Ristorante Malga Mare perché non avevamo ancora pranzato. E per la rubrica “Cosa ha mangiato il Signor Coso?” vi informo che giura di essersi sbranato un panino con la salsiccia. Ora, voi non conoscete il Signor Coso, ma vi assicuro che ha la memoria di un criceto con l’amnesia (più o meno come me) quindi il vero mistero è: come fa a ricordarsi sempre quello che ha mangiato?

Per tornare indietro, comunque, si deve rifare la malefica strada del risciò monoposto, sempre in macchina. Però questa volta si scende per cui si è dal lato dove la roccia è preponderante e si è anche quelli che si devono fermare e accostare. E visto che vi state chiedendo come mai non mi era ancora successo qualcosa di buffo ma doloroso in questo giro vi svelo quello che è accaduto.


Indovinate chi è che si è dovuto accostare proprio in uno dei rari punti in cui c’era lo strapiombo per far salire un paio di macchine? E siccome era il Signor Coso a guidare io sono quella che si è voltata per controllare di non precipitare di sotto. Sarà stato per la stanchezza o per l’incubo ricorrente o che so io, ma quando mi sono voltata per guardare, sporgendomi pure un po’ per vedere meglio, ho dato una testata potentissima al finestrino chiuso. E niente, il Signor Coso ha fatto manovra da solo mentre io rintontita mi schiacciavo le mani sulla fronte nel punto dove probabilmente mi ero procurata un’emorragia cranica. Ero quasi tornata intera a casa… Grazie malefica strada del risciò!


Il lago Careser e la sua diga

Scheda dell'escursione


PartenzaCogolo (in macchina)
Arrivo: Cogolo (in macchina)
Difficoltà: E 
Durata: 5 ore circa 
Dislivello: 800m 
Sentieri: 104, 123
Rifugi: Ristorante Malga Mare, Rifugio Larcher

Le fotografie sono state scattate da me e dal Signor Coso